amorino alato

amorino alato
C’era in lei, tuttavia, un angolo segreto dove non arrivava il riverbero di nessuna luce. Da lì veniva quella voglia di tenere a bada il corpo e la materia che gli dava forma; lì fluttuavano profumi intensi e dolcissimi, e fruscinìo di sete leggere e il seno bianchissimo di Rosa la Parda. Lì, coltivava il giardino di un’altra vita che ogni tanto, a occhi chiusi o nel sonno, andava a visitare.(Amore Anomalo - daniela frascati)

martedì 30 novembre 2010

LA GRANDE DORMITA

LA GRANDE DORMITA
Daniela Frascati (2007)




La mattina era chiara e serena come solo le mattinate in California sanno essere.
Quella nebbiolina speciale che vi avverte inequivocabilmente che siete a Bay City, all'alba di una bella giornata di tarda primavera, era già evaporata e dalle vetrate del mio ufficio in Falkland Street entrava una luce netta e pulita.
Io me ne stavo sprofondato nella scalcinata poltrona dietro la scrivania, i piedi poggiati sulle scartoffie polverose accatastate lì da giorni.
Meditavo sulle mie sventure. Pareva che a Los Angeles tutti fossero diventati angioletti.
Me la passavo decisamente male, erano ormai settimane che masticavo hot dog dal vago sapore di caucciù e mi sciacquavo le budella con whisky di terz’ordine.
Mi calai il cappello sugli occhi, tutta quella luce mi spiazzava i pensieri. Considerai che non valeva la pena continua¬re a consumare le suole dei miei vecchi mocassini in giro per Beverly Hills.
Così mi abbandonai a quella sonnacchiosa malinconia consolatoria che ti fa pensare che la vita è fondamentalmente una sciagurata trappola per topi, dove il topo che arriva per primo non è sicuramente il più lungimirante.
Cinque minuti dopo il campanello della porta della sala d'aspetto mi fece sobbalzare sulla poltrona.
- Philip Morbowe, l'investigatore, è lei? - fece entrando, il tipo smilzo con due baffetti antipatici stampigliati sotto il naso.
- Accidenti se sono io! - risposi - Nessun altro con un po' di buon senso potrebbe accollarsi un'incombenza così ingrata come la mia vita.
- Ve l'ha mai detto nessuno che i clienti non vi cercano per le vostre facezie? - disse il tizio mentre esaminava puntigliosamente la stanza.
Mi alzai prontamente in piedi e corsi a liberare la poltroncina di fronte alla scrivania.
- Sono Max Dalemat - si presentò - Avreste niente in contrario a un passaggio di proprietà? - e mi fece sventolare sotto il naso un verdone talmente impeccabile che sembrava stampato in una lavanderia cinese.
- Nelle mie tasche quel biglietto avrebbe sussulti di solitudine !
- Se è solo questo il problema, rimediamo immediatamente - disse Max Dalemat e, come per miracolo, nella sua mano perfettamente curata, di verdoni ne comparvero un bel mazzetto.
Se voleva stupirmi c'era perfettamente riuscito. Quel tipo troppo azzimato, che tutt'al più poteva gestire una bottega di barbiere in Darkness Street sembrava avere più soldi di un giocatore d'azzardo in pensione.
Ma non battei ciglio e mi limitai a sorridere.
- D'accordo, date qua e spiegatevi meglio - e tesi la mano per facilitare quel passaggio che avevo rischiato di mandare miseramente in fumo per la mia dabbenaggine.
- Non mi piacete Philip Morbowe - scandì Max Dalemat fis-sandomi dritto negli occhi - fosse per me non vi affiderei neanche il mio bastardino nell'ora del bisogno, ma ho avuto l'incarico di rivolgermi a voi. - Così dicendo trasse dalla tasca una busta giallina e me la porse fissandomi con quegli occhietti furbi e impenetrabili.
Dentro c'era un biglietto dove era segnata un'ora, un indirizzo ed una frase priva di qualsiasi senso logico e la foto sfocata e malferma di una ragazza over size.
- Di solito mi si fa sapere almeno per chi dovrei lavorare e anche il perché - dissi guardando quella foto che non mi diceva proprio niente.
- Faccia conto che un uomo molto importante abbia perso qualcuno che le è caro e lei glielo debba ritrovare. - tagliò corto Max Dalemat.
                                         
 Sotto la facciata della casa - albergo per giovanette si celava inequivocabilmente un casino di infimo ordine, me ne accorsi dopo un'oretta che posteggiavo sul marciapiede di fronte.
All'ora stabilita nella missiva che mi aveva passato Max Dalemat ero puntualissimo davanti alla porta del villino. Feci squillare un campanello che risuonò a lungo nelle mie orecchie prima che una donnetta trasandata e scialba venisse ad aprirmi.
- Giorno d'affitti - dissi senza saper quale intonazione dare a quelle parole che potevano voler dire tutto e di più.
- Cosa volete? - domandò con voce inespressiva la donna.
- Ho un appuntamento qui per le cinque.
- Il vostro nome?
- Mi chiamo Morbowe, ma dovete avvertire che sono qui perché è giorno d'affitti.
- Qui è giorno d'affitti a ogni ora - borbottò la donna mentre si allontanava traballando.
Ero lì che aspettavo qualcuno che non sapevo chi fosse e cosa dovesse farmi sapere, ma nessuno si faceva vivo. Intanto mi guardavo intorno senza curiosità. Quei luoghi finivano con l'essere tutti ugualmente squallidi e privi di qualsiasi attrattiva. A un certo punto un odore acre e pungente mi prese alla gola. Poi un fumo denso invase il mio cervello e anche i miei pensieri cominciarono a galleggiare in quella specie di melma grigia.
Mi risvegliai dopo un'infinità di tempo, un po’ stordito ma soprattutto alleggerito da quanto avevo nelle tasche compreso i proiettili della mia " trentotto " e i verdoni con i quali mi aveva pagato Max Dalemat.
La casa ora appariva più vuota e silenziosa che mai, non c'avevano messo molto a darsela a gambe.
Ficcai la testa sotto un rubinetto e lasciai che l'acqua facesse il suo effetto.
Mi diressi verso una porta che dava sul retro della casa e nell'aria tiepida della sera presi a scendere il pendio della collina. Appena giunto sulla provinciale fermai la prima auto che mi capitò a tiro.
Non potevo fare scelta migliore. Era una vecchia Cadillac della polizia.
Il tenente Bob Brown e il suo aiutante un giovanotto segaligno con gli occhi esaltati mi squadrarono da capo a fondo.
- Ehi Morbowe ci avevano detto che ti eri cacciato nei guai in quella fumeria sulla collina! - mi apostrofò Brown.
- Come corrono le notizie in questo posto ! - dissi mentre mi accomodavo sul sedile posteriore e mi accendevo una sigaretta aspirandone lentamente il fumo - Peccato che vi abbiano dato un'informazione sbagliata ragazzi. Non ho fatto in tempo a mettermi nei guai, quando sono arrivato, gli uccellini avevano già preso il volo.
- Portandosi via anche la ragazza, naturalmente - ghignò Brown.
Non feci una piega, ma il tenente era troppo furbo e smali-ziato per non cogliere l'esitazione impercettibile che ebbi nel portarmi la sigaretta alla bocca.
- Che cosa vi ha lasciato intendere quel bell'imbusto che è venuto a trovarvi oggi Phil?
- La solita storia che vengono a dire a Philip Morbowe. Il solito ricatto, il solito riccone, tutto nella norma tenente; poi magari un amico poliziotto mi fa capire che è qualcun altro che devo cercare !
- Eh la vita è dura per i troppo buoni, Morbowe! Quel Max Dalemat si è servito di voi per fare arrivare quel mucchio di soldi alla banda che gestisce il casino e la fumeria, ma la ragazza chissà che fine avrà fatto ?! - una frenata brusca inchiodò la macchina proprio davanti al mio ufficio in Falkland Sreet e mentre scendevo ringraziando con un cenno della mano, il secco Mc Russian mi urlò dal finestrino.
- Fossi in voi cercherei di una certa Rosita Bandana, ha una bella voce, e dicono somigli in modo incredibile a .... - e lo stridio di una sgommata da maestro coprì l'ultima parola.
Salii di corsa e mi chiusi nell’ufficio.
Mi versai un doppio whisky tanto per rimettere ordine nella mia testa e rimasi seduto alla scrivania a lungo.
Nel palazzo scendeva il silenzio della sera. Mi alzai e passai nello stanzino da bagno. Ficcai di nuovo la testa sotto il rubinetto dell'acqua fredda, mi riannodai la cravatta e uscii nella notte profumata di verbena.
                                    
A mezzanotte avevo già fatto il giro di un numero infinito di night club; non avevo le idee ben chiare, non sapevo con esattezza chi cercare, né dove.
Al 144 di Idaho Street c'era il " Soul House " un localino molto intimo e ben frequentato di proprietà di un tipo equivoco, un certo Bert Luscon, che da giovane aveva cantato sui battelli lungo il Mississippi, truccato da nero.
Il cartellone fuori dal locale riportava a grosse lettere un nome Rosita Bandana.
Quando feci il mio ingresso l'orchestra suonava una motivo romantico e carico d'atmosfera. L'occhio di bue illuminava un tendaggio di velluto azzurro. Tutti gli sguardi erano puntati in quella direzione, anche quello di Max Dalemat che sedeva a un tavolo in prima fila. Feci per avvicinarmi ma nello stesso momento da dietro la tenda una voce intonò una nota rauca e sensuale.
Un attimo dopo la cantante era sul palco illuminato da un violento cono di luce.
Max Dalemat era terreo e pareva aver visto un fantasma. Cantava una canzone che parlava di un lungo addio con straordinaria intensità senza staccare gli occhi di dosso da Max Dalemat.
Gli uomini pendevano dalle sue labbra ma lei pareva cantare per uno solo.
La nota finale precipitò da un'altezza vertiginosa con uno rumore secco che fece accasciare sul tavolo Max Dalemat.
- Che mi prenda un accidente - pensai guardando la ragazza robusta inguainata in un vestito di raso carminio - che stupido, come non l'ho capito subito, ma è la giovane della foto che mi ha mostrato quel Max Dalemat?!
La finta Rosita Bandana non si mosse, era rimasta come impietrita, nella mano stringeva una piccola rivoltella di madreperla.
Il giovanotto che mi aveva dato l'incarico di ritrovarla era stato freddato a bruciapelo. Provai una certa commiserazione, i morti non mi lasciavano indifferente.
- Siamo arrivati tutti e due troppo tardi Morbowe, - disse alle mie spalle la voce familiare del tenente Bob Brown - Max Dalemat ha fatto chiaramente il doppio gioco. Era il braccio destro del Governatore Prodigy. Ultimamente questa torbida vicenda di sua figlia Rosy che era scomparsa da casa e che qualcuno aveva trascinato in brutta storia di droga e di sesso lo aveva sconvolto creandogli gravi problemi per la sua carica. Bert Luscon, che vuole candidarsi al suo posto ha architettato il tutto per coinvolgere Roman Prodigy in uno scandalo e Max Dalemat si è messo al suo servizio. Tutti quei dollari che Dalemat vi aveva lasciato credere dovessero servire a pagare il riscatto per liberare la ragazza, erano invece il prezzo per farla trovare cadavere nella fumeria sulla collina, magari in guêpière e imbottita di droga. Per qualche motivo non sono riusciti ad attuare il loro piano e Rosy si è vendicata e sostituendosi alla cantante Rosita Bandana. Ha sistemato la faccenda nell'unico modo possibile. Di là nel camerino abbiamo trovato la vera Rosita Bandana legata e incerottata e accanto a lei il cadavere ancora caldo di Bert Luscon. Il caso è chiuso Morbowe. Noi due non abbiamo fatto una gran bella figura. Ma ... domani per fortuna è un altro giorno.
Lanciai un occhiata di traverso al tenente Brown, mi rialzai il bavero della giacca e uscii nella notte, il buio era talmente nero che un brivido mi corse per la schiena. Avevo voglia di farmi una grande dormita.

2 commenti:

  1. è un giochino alla maniera di Chandler. ovviamente ogni riferimento a personaggi reali è puramente casuale!

    RispondiElimina